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FILOSOFIA

Ho a lungo rinviato la stesura di questa pagina: è la più difficile e certamente scriverò cose che mi pentirò di avere scritto e tralascerò cose che mi pentirò di avere tralasciato. Tuttavia è la pagina più importante del mio sito, affronta il tema che ha occupato la maggior parte della mia vita, dei miei studi, dei miei interessi; è impossibile condensare tutto in una pagina web, il discorso sarà inevitabilmentee parziale, lacunoso, riduttivo, ma insomma, determinatio est negatio: dunque coraggio, partiamo!

Per quasi quarant'anni ho insegnato filosofia e storia nei licei. Insegnare è un lavoro bellissimo: trovarsi di fronte una classe, conquistarne l'attenzione, vedere nascere nei ragazzi l'interesse e a volte la passione per argomenti di cui nemmeno sospettavano l'esistenza offre grandi soddisfazioni. Credo che tra tutti gli insegnamenti il più bello sia quello della filosofia, posso dire di essere stato fortunato.

Ecco, ho già scritto una cosa falsa, o per lo meno una verità parziale: per quanto la mia "classe di concorso" sia "filosofia e storia", la filosofia non si insegna (a meno che ci si ritenga in possesso di un sistema della verità, alla maniera di Hegel).
Filosofia è amore, amicizia, philia per la sapienza; è un abito, un atteggiamento interiore, è coscienza della finitezza del proprio sapere, consapevolezza che, per dirla con il Socrate dell'Apologia,

sapiente è solo il Dio,

e dunque compito dell'uomo è tendere al sapere come a un oggetto amato e mai posseduto, non acquietarsi mai in verità parziali. E, ancora più importante, la filosofia indica un luogo della ricerca, un luogo spesso sconcertante per i giovani usi a 'imparare' da altri, siano insegnanti o genitori: dentro di sé, in interiore homine, conoscendo sè stessi, tornando continuamente a interrogarsi sui fondamenti e il senso del sapere. Una verità accolta dall'esterno è semplice suono, ne è capace anche un registratore, diviene verità - e parziale - in quanto esaminata, fatta propria alla luce dell'autoresponsabilità della ragione.
Spiegare ai ragazzi cos'è la filosofia, avvicinarli a questo abito è un'impresa grande e difficile: significa scuotere il dogmatismo, accostarli ad un modo critico di pensare; è tanto più difficile e importante nella nostra epoca che, forse come ogni altra epoca, probabilmente più di ogni altra epoca, si ritiene il punto culminante e definitivo della storia universale.

Da dove partire? Molto si gioca nella prima ora del primo anno di corso: lì si decidono, in buona parte, il rapporto tra l'insegnante e la classe e quello tra i ragazzi e la disciplina; è importante riuscire ad offrire agli alunni un presentimento di quanto li attende nei tre anni a venire. Io, per avvicinare la classe a quell'oggetto misterioso che è la filosofia, usavo iniziare citando le tre domande in cui secondo Kant (Critica della ragion pura, Dottrina trascendentale del metodo) si concentra ogni interesse della mia ragione:
  1. Che cosa posso sapere?
  2. Che cosa devo fare?
  3. Che cosa ho diritto di sperare?
Cercavo di dire, insomma, che avremmo affrontato discorsi che mirano ai fondamenti: ognuno sa, fa, spera questo o quello, ma la filosofia cercherà di sondare l'orizzonte delle possibilità e di senso in cui si inseriscono il nostro sapere, agire, sperare, cioè il nostro essere uomini. Ricordavo poi che secondo Kant (Logica) i primi tre problemi si riferiscono a un quarto, che in certo senso li riassume:

Che cos'è l'uomo?

Grande mistero! A sottolineare questo mistero - ma non posso certo raccontarvi tutte le mie lezioni - usavo leggere con la classe il primo coro dell'Antigone sofoclea (Nulla è più meraviglioso (inquietante secondo Heidegger) dell'uomo) e la conclusione della Coscienza di Zeno (Il triste e attivo animale...l'occhialuto uomo ecc.).
Insomma, l'uomo è (si è posto? è stato posto?) al centro dell'essere; senza uomo niente essere, vero, buono, bello; eppure l'uomo non è: non ha una natura predefinita, determina da sé ciò che sarà in quanto uomo, ex-siste. Non è una cosa, un 'che' definibile: è un chi, e solo alla fine, quando uomo non sarà più, si potrà sapere chi è stato. È responsabile di ciò che diviene; è gettato nel mondo ma non è tenuto ad attenersi alle prescrizioni che il mondo gli presenta, al 'si' fa così; per dirla con Heidegger (Prolegomeni alla storia del concetto di tempo) l'uomo (l'esserci, dasein) è

l'ente che è nel di-volta-in-volta-avere-da-essere.

Eppure... in questo suo autodeterminarsi liberamente, in questa responsabilità nel decidere del proprio essere (tema che spesso affascina un adolescente, che si trova a maggior ragione in questa apertura di possibilità), quanti enigmi! L'agire umano si compie nella nebbia, le decisioni si prendono con la vista offuscata da un velo di ignoranza, Colombo spiega le vele verso la Cina e scopre l'America, Edipo fuggendo Corinto per non essere l'assassino del padre incontra Laio e lo uccide: fato, servo arbitrio e libero arbitrio, List der Vernunft...
Siamo attori, ma forse la trama del dramma è scritta da altri e a noi sconosciuta, tanto che una estrema possibilità dell'essere liberi potrebbe essere rifiutarsi di partecipare a un'azione che non abbiamo deciso. Se Dio non ci rivela dove vuole che il nostro libero agire concluda, perché non rifiutarsi di collaborare? In fondo il vero eroe potrebbe essere lo scrivano Bartleby: I would prefer not to!
Problemi, problemi, nulla da spiegare, imparare, ripetere all'interrogazione (comunque non abbiate paura: a parte il fatto che ormai sono in pensione, non ho mai fatto le considerazioni contenute nelle ultime righe nella prima lezione, e, generalmente, nemmeno nell'ultima. Mi sono lasciato prendere dal ragionare tra me e me).

Dunque non ho insegnato la filosofia, ho solo cercato di accostare i miei allievi alla filosofia, tuttavia qualcosa ho insegnato: la storia della filosofia; in realtà le due cose non sono poi così lontane, in fondo spiegare storia della filosofia vuol dire disegnare diversi scenari di pensiero e ben si inserisce in quell'apertura di possibilità di cui ho scritto sopra. Spesso, se trattata con qualche rigore, e non come una semplice filastrocca di opinioni, la storia della filosofia è disorientante e mi è capitato più di una volta di sentirmi chiedere, dopo avere spiegato un paio di autori, ma insomma, prof, chi aveva ragione? Studiandola i ragazzi si rendono conto, per dirla con Nietzsche (Così parlò Zarathustra, Del pallido delinquente) che

vi furono altri tempi, e un altro bene, e un altro male.

Da questo punto di vista penso che due cose siano decisive: la prima è mostrare come il pensiero di ogni autore sia radicato in un tempo, in un patrimonio di concetti e di linguaggio, in un orizzonte di senso e valori, in una cultura (e a questa consapevolezza ne corrisponde un'altra: che anche le nostre verità e certezze sono radicate nel nostro tempo e nella nostra cultura); la seconda è fare comprendere che molte e diverse opinioni sono state sostenute nella storia del pensiero, ma quello che conta non è tanto cosa un autore ha sostenuto, quanto come: il rigore argomentativo, la precisione concettuale e lessicale, l'evidenza dei fondamenti. Insomma, quasi tutto può essere sostenuto, ma perché possa reggersi ed affermarsi non basta sia urlato o buttato su Facebook: deve essere argomentato in modo non contraddittorio, rigoroso, chiaro e fondarsi su presupposti ben definiti, evidenti o almeno condivisi. Qui sì che c'è da insegnare: il linguaggio filosofico, le struttura argomentative, il rigore delle conclusioni, l'indicazione dei fondamenti in principi evidenti o in altri autori, a loro volta da studiare e comprendere, richiedono studio e fatica.
Sulla necessità di rigore ed esattezza sono stato piuttosto esigente e a volte ho prodotto materiali da impiegare nella didattica: in questa pagina metto a disposizione due di questi lavori.

DIFFERENZSCHRIFT

hegel

La traduzione commentata della Differenza fra il sistema filosofico fichtiano e schellinghiano (Differenz des Fichteschen und Schellingschen Systems der Philosophie), la prima opera pubblicata da Hegel nel 1801, è probabilmente il maggiore lavoro a cui mi sono dedicato e mi ha occupato per alcuni anni.
Alla fine degli anni '80 studiavo tedesco, ero reduce da una full immersion nello studio di Kant e muovevo i primi passi nell'uso del computer (proprio le basi: stavo imparando a usare un processore di testo); tradurre, commentare, impaginare mi ha permesso di mettere alla prova le mie capacità.
Durante un corso estivo in Germania, in una libreria di Stoccarda, mi è capitata in mano la Differenz in una piccola edizione Reclam e me ne sono subito innamorato per come Giorgio Guglielmo Federico si metteva in mezzo all'idealismo e assegnava a ogni cosa il suo posto. Certo, Hegel stava elaborando il proprio sistema della filosofia, e, un po' come Aristotele nel libro A della Metafisica, piegava il pensiero dei predecessori alle esigenze del proprio pensiero, mentre mostrava velava; eppure leggendo questa breve opera molto mi si chiariva del pensiero non solo di Hegel, ma anche di Kant, Reinhold, Fichte e Schelling.
La mia prima idea fu di tradurla e commentarla per farne un'edizione scolastica. Insegnavo al liceo classico di Pavia, a quei tempi la scuola non era ancora sommersa da progetti e 'ampliamenti dell'offerta formativa' che spesso ostacolano l'insegnamento più che ampliarlo, e ogni anno riuscivo a leggere e commentare un classico in aula. In prima leggevo un dialogo di Platone (di solito Fedone o Fedro) in seconda, generalmente, il Discorso sul metodo e in terza alternavo un'antologia kantiana e un'edizione scolastica molto ben commentata della Prefazione alla Fenomenologia dello spirito (I programmi filosofici di Hegel a cura di Luigi Marino, edizione Principato; un'opera a cui devo molto).
Ebbene, mi sembrava che la Differenz, per la sua brevità e ricchezza, per il suo ripercorrere la vicenda del criticismo e dell'idealismo, si prestasse a una lettura guidata nell'ultimo anno e mi buttai nel lavoro.
La traduzione mi ha molto impegnato, ma ammetto che non ero molto avanti nello studio della lingua tedesca e tradurre era quasi un modo di mettere alla prova e consolidare le mie conoscenze, probabilmente è molto inferiore alla traduzione di Remo Bodei pubblicata da Mursia all'interno dei Primi scritti critici; chi vorrà aprire l'opera potrà giudicare quanto valga.
Il lavoro maggiore, tuttavia, è stato la stesura dell'introduzione, di una ricca antologia di testi sul primo idealismo e del commentario: ho letto tutto quello che ho saputo trovare e ho cercato di utilizzarlo per commentare, spiegare, chiarire (il compianto Franco Alessio, mio docente di filosofia medievale all'università e amico, a cui sottoposi il lavoro per averne un giudizio, mi rimproverò di avere "tirato a mano tutto lo scibile"!).
Per almeno tre anni non mi sono occupato di altro, ma quando mi sono ritenuto soddisfatto del lavoro e ho inviato il dattiloscritto ad alcune case editrici non sono riuscito a trovare un editore. Dunque l'opera è finita in rete: è apparsa la prima volta in un sito che ormai non esiste più: il "sito web italiano per la filosofia" nella bella edizione html fatta da Davide Fasolo, in qualche sito se ne trova ancora traccia, ma l'introduzione, l'antologia e l'apparato di note - a mio parere la cosa più preziosa - si possono trovare solo qui.

Cliccate qui o sull'immagine per andare alla pagina della Differenza, è anche possibile scaricare l'opera in formato pdf

LA RIVOLUZIONE ASTRONOMICA

rivoluzione astronomica

Questa è una semplicissima presentazione a scopo didattico. Nell'insegnamento della storia della filosofia usavo spiegare ampi 'segmenti' della storia del pensiero, fare un lezione di riepilogo e infine passare alle verifiche. Uno dei 'segmenti' a cui dedicavo più spazio è la cosiddetta rivoluzione scientifica: in quella vicenda nasce il mondo contemporaneo. Iniziavo con la rivoluzione astronomica (Copernico, Brahe, Keplero, Galileo), per poi passare a Bacone, Cartesio, Newton.
Avevo comprato, allegata all'Espresso, Encyclomedia, a cura di Umberto Eco, e notato che conteneva dei brevi e chiari filmati che mostravano i sistemi di Tolomeo, Copernico, Brahe, Kepler, Galileo e Newton; esplorando un po' il cd sono riuscito a individuarli, a 'rubarli' e mi è sembrata una buona idea farne una presentazione (in html, non Powerpoint, un programma che mi è sempre stato antipatico e che a all'epoca non aveva equivalenti per Linux).
Si tratta di sei semplici pagine html che riepilogano i caratteri principali dei diversi sistemi astronomici e li illustrano con un filmato.

Cliccate qui o sull'immagine per accedere alla presentazione

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